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GIOVANNI RACCONTA . . .

Nell'aprile del 1973 cominciò l'avventura che sto per narrarvi.
Con alcuni miei allievi dell'allora Istituto Superiore di Educazione Fisica intrapresi una ricerca accurata sulle offerte didattiche ludico - motorie, capaci di condurre ad ottimale indipendenza i soggetti con disabilità psico - fisiche e sensoriali, congenite, acquisite e di origine emotiva, attività che si è protratta nel tempo, ininterrottamente fino ad oggi.
La vista di queste tenere anime tristi, con la lingua fuori e la saliva all'angolo della bocca, quasi trainate appresso da altrettanto tristi adulti mi era diventata insostenibile. centro disabili firenze anima

Molti di loro, purtroppo, soli e senza veri amici, ricevevano l'assistenza di conoscenti e parenti i quali, incolpevolmente ignari dei veri bisogni, li accudivano o solo logisticamente o in maniera assillante e con strascicata pietà, facendo loro ben capire con un messaggio non verbale ma palesemente decodificabile: sei tanto caro ma purtroppo sei un diverso. Si può uccidere, penso, più con un ..."Poverino" che col cianuro di potassio.
Iniziai così a lavorare sodo con i miei stupendi allievi, invadendo l'Istituto Medico - Pedagogico e l'Istituto Principessa di Piemonte di Firenze, ove con l'apertura mentale e l'inestimabile patrimonio culturale del Primario Prof. Virginia Giliberti, fu attrezzata per la prima volta una palestra adatta al metodo dell'ambientalismo attivo.
Avevo, fin dai primi anni di frequentazione, in qualche modo rilevato che questi soggetti non erano degli involucri del nulla. Capivano, invece, tutto ciò che si diceva ed anche quello che si taceva, malgrado che, all'esame dell'aspetto esterno, sembrassero quasi assenti.
Queste creature, tramite le raffinatissime doti olfattive (uno dei sensi ereditati a livelli etologici che, il cosiddetto normale, prediligendo gli input visivi e uditivi, finisce per perdere fino al 70% nei primi cinque anni di vita) essi riuscivano a capire, fra le persone che stavano frequentando, chi mentiva chi fingeva e chi vestiva a festa la compassione per non farla riconoscere.
Studia a fondo le incredibili e mai adoperate risorse in possesso di questi soggetti, insite nel patrimonio genetico dell'intelligenza della specie (Conoscenze, moniti, inviti e divieti che giungono fino a noi dalle esperienze di incontro - scontro morfo - ambientale dei nostri avi).
Tale particolare intelligenza (che, in genere, rendiamo operativa col gioco infantile spontaneo e di gruppo, in ambiente naturale), costituisce una preziosa eredità ed è l'unica ricchezza non danneggiata nei soggetti con disabilità. L'intelligenza della specie è il "SE" storico della progenie; essa è contemporaneamente: contenente e contenuto, immagine ed esperienza, identità e appartenenza, motivazione e conoscenza.
Dopo molte conferme, fui sicuro che agendo con un'offerta ludico - motoria fra soggetti normali e disabili, i quali, vincendo insieme le prime paure ancestrali ambientali (Paura del vuoto, del buio, dell'arrampicarsi e del derampicare, paura della predazione, del sentirsi costretti e avvinti, ecc.), vincevano poi anche quelle relazionali (paura del non conosciuto, del non essere compresi, paura di non comprendere, paura della moltitudine o della solitudine, della malattia ecc.).
I bimbi, così trattati, cominciavano ad instaurare stupende relazioni col circostante, con loro stessi e con gli altri, migliorando subito le tecniche di comunicazione verbale e la deambulazione, grazie alle energie recuperate con la visibile diminuzione del tono muscolare difensivo della postura. Più energie riuscivo a far loro risparmiare, più energie venivano dedicate ai ritmi dell'accrescimento ed alle strategie della maturazione.
Per leggere perfettamente questi miglioramenti, oltre ai rilevamenti in palestra, furono organizzate cene e feste ed in queste occasioni, gli ex "trascinati tristi" apparvero soggetti a loro agio, indipendenti, ben vestiti e curati nell'aspetto, con preferenze musicali, sportive ecc. ma principalmente con un bel sorriso sulle labbra, titolari di una personalità irripetibile, cittadini gradevoli e ben educati.
Niente più gettarsi a terra, bava alla bocca, lingua fuori, urla e pianti immotivati, fughe inattese, non più corpi impacciati con movenze meccaniche, non più imboccati per mangiare.
Inoltre molti di coloro che, per le improprietà corporee tipiche della loro sindrome, risultavano identificabili sia mostrandosi di fronte che di schiena, ora, posteriormente, non erano più identificabili; non è tutto, alcuni di loro chiesero ai parenti di poter uscire da soli, con la sicurezza data loro da un telefono cellulare personale. Si ritrovarono in un gruppetto a mangiare la pizza, maschi e femmine, completamente da soli.
La strada intrapresa era quella giusta, visti i successi. Anche perché questi risultati venivano da una terapia di solo quattro ore settimanali, le uniche che avevo a disposizione presso la palestra Izumo, da me fondata nel 1960 per l'insegnamento del Judo (l'associazione sportiva, per pagare l'affitto, doveva riservare gran parte dell'orario alle attività economicamente remunerative).
In seguito la palestra dovette lasciare i locali che aveva in affitto, causa l'improvviso raddoppio dal canone, da sessanta milioni l'anno a centodieci.
Per poter continuare, fra tutti noi: ex allievi di arti marziali e colleghi maestri, comprammo un fondo (nel 1996) e lo adibimmo a palestra. Il problema però (malgrado io avessi ucciso il mio conto in banca) non poteva dirsi risolto per le stesse ragioni di prima: Avrei potuto operare solo per quattro ore o poco più alla settimana, possedendo solo un quindicesimo dell'impianto.
Fu a questo punto che, circa sette anni fa, alcuni amici (imprenditori e professionisti), convinti della validità del mio metodo e soprattutto sorpresi che in una città come Firenze non esistessero strutture pubbliche in cui poter pianificare un lavoro su più larga scala, decisero di darmi un fattivo aiuto onde superare la congiuntura.
Ciò che in loro fece scattare la molla della solidarietà fu il constatare che io ero costretto a non poter accogliere moltissimi di coloro che avrebbero voluto affidarmi i loro figli stante la capacità volumetrica della palestra e l'esiguità delle ore di lavoro disponibili. Fu così che fondammo una "O.N.L.U.S..", associazione non profit alla quale mettemmo nome di ANIMA, con atto notarile del 23 ottobre del 1997 ed iscritta nell'albo della provincia al n. 2026. Tutto ciò ci avrebbe permesso di rispondere meglio ai nostri obiettivi, poter trattare tutti i bisognosi, coinvolgendo in una sinergis relazionale le rispettive famiglie.
Pensammo anche che il modo migliore di procedere fosse - finalmente - di coinvolgere il comune di Firenze, con il quale, pur dopo un iter avvilente, arrivammo ad una concessione: Otto anni, non gratuiti ma a scorporo di lavori da effettuare a nostre spese, per un importo di 350.000.000 di lire e con garanzia fideiussoria per addirittura 100.000.000 di lire; da conteggiare anche i 50.000.000 di lire per attivare le strutture della palestra.
Pur tra mille difficoltà burocratiche (a volte inspiegabili), forti della filosofia dei padri "mai illudersi e mai arrendersi" decidemmo comunque di continuare a combattere questa battaglia, al fine di realizzare un centro, unico in Italia e forse in Europa del quale Firenze potrà vantarsi di buon grado. Attualmente le strutture sono già attive e predisposte al compito.
E' oramai, il nostro, un centro capace di assistere le famiglie a tutti i livelli: legale, psicologico, logistico, di orientamento nell'approccio terapeutico ecc. e in più i vari trattamenti: a partire dalla "timidezza" alle paresi spastiche, dall'autismo alla sindrome da disassetto genetico.
Ma non è tutto, non vi potrete mai immaginare quanti, fra coloro che sono venuti ad aiutarmi nei trattamenti in questi anni, hanno visto guarire le loro anoressie o bulimie incipienti, forme depressive, sbandamenti esistenziali, crisi giovanili, compresi i progetti di annientamento personale. Quanti sani sono stati guariti dai miei malati!
Ora, finalmente, è arrivato il momento di issare le vele, ma per fare ciò ci vogliono persone che aiutano a tenere aperta una palestra capace di sopportare un intenso lavoro giornaliero. Negli ultimi tempi è venuto ad aiutarmi il Prof. Renzo Lazzeri, uomo di cultura, scienza e coscienza insieme al quale potremmo effettuare, per quanto riguarda l'intervento sui soggetti con disabilità, quel salto di qualità necessario ad accogliere e trattare tutti i casi, anche quelli che mi vengono portati da altre città (attualmente da Torino, Grosseto, Siena ecc.). Il Prof. Lazzeri, i miei assistenti ed io, siamo tutti volontari, ed attendiamo con gioia che altri emeriti colleghi si aggiungano.
I fondatori di Anima, i soci, gli amici e gli assistenti volontari che operano in palestra hanno cominciato s cercare fonti di finanziamento atti a saldare sia le residue spese della costruzione della palestra sia quelle dei costi di gestione; quanto già pervenuto non basta per arrivare a coprire le spese di gestione di questo servizio offerto alla città (e non solo).
In fondo non chiediamo molto; ci basterebbe, se ben ci pensate, il corrispettivo in danaro e vite umane di un qualsivoglia scontro bellico tradizionale su un qualsiasi campo di battaglia, se i contendenti potessero sospendere le ostilità per un solo minuto, un minuto uguale a tanti altri che, se non agito, potrebbe permettere un tale risparmio in denaro e vite umane capace di assicurare a tanti soggetti con disabilità un trattamento per alleviare le proprie pene e contemporaneamente una migliore qualità della vita per un intero anno.
Desidererei tanto che queste immagini arrivassero al cuore delle persone di buona volontà, per riuscire insieme a restituire al cielo gran parte delle stelle cadute.
Coloro che sbandierano giustamente per la pace (attività assai appariscente e se vogliamo anche poco faticosa) perché, per qualche ora alla settimana, non ammainano le loro bandiere, si rimboccano le maniche e vengono ad aiutare i miei collaboratori e me alla riabilitazione psicofisica e sensoriale dei soggetti meno fortunati?
C'è un solo modo per trovare veramente la nostra pace interiore ed è quello di farla nascere nell'animo di ogni vivente che incontriamo!
Ricordate: UN BIMBO NON TRATTATO è UN BIMBO MALTRATTATO.