A.N.I.M.A.

 


 

IO, UN VOLONTARIO PER SCELTA DI VITA

Servizio di Maurizio Naldini 
 

FIRENZE ‑ Giovanni Notarnicola ha 60 anni, insegna psicologia all'ISEF e logopedia a medicina, è un azzurro d'Italia, ha seguito come psicologo dello sport squadre ed atleti fino alle Olimpiadi, ha pubblicato un numero impossibile di studi e di ricerche, eppure ama definirsi un volontario. Fra i tanti ragazzi che lui assiste il preferito è Paolino. Che ha 24 anni, e soffre di una distrofia talmente grave, che ormai può muovere solamente un dito. Eppure, con quel gesto, Paolino ha disegnato orologi per la Swatch, e ancor oggi scrive racconti. "L'ultimo ‑ annuncia felice Notarnicola ‑ sta interessando la Disney." 

Storia di un volontario, che da trent'anni "come un utensile ‑ dice ridendo di se stesso il professore ‑ si fa usare da tutti a più non posso". Storia di una vita dedicata agli altri, vista in un un giorno come tutti gli altri. "Mi alzo alle 5 - ci racconta ‑ per scrivere, preparare le lezioni, rispondere alle lettere. Poi vado a fare lezione. Poi passo a trovare Paolino. E nel pomeriggio, sono in palestra a lavorare con i miei ragazzi." 

Ed eccoli i ragazzi, davanti alla palestra. Si  chiamano "il  pompiere", "il facchino", "il giardiniere". Cento soprannomi dietro i quali  si  nasconde il down, l'autistico, il cerebroleso. Notarnicola con i suoi studenti, tutti volontari come lui, li  fa giocare sopra la moquette, li fa  salire su pertiche e funi, restituisce  loro la padronanza dello spazio, quindi del corpo, e un po' alla volta il linguaggio. "Occorre  ritrovare l'avventura a questo mondo - ci dice mentre gioca coi bambini‑ e anche il senso della natura." 

Questa palestra, per simboli, restituisce  ai ragazzi l'ambiente agropastorale che ci ha generati. "Perchè vedi, tutto può aver perso, un cerebroleso, ma non l'intelligenza della specie, le attitudini ereditate geneticamente dai padri. Da queste si ricomincia per farli esistere." 

Già, esistere. Come quando Massimiliano, il bimbo autistico, parlò  una prima volta mentre camminava sulla trave. 0 come quando Maurizio si alzò in piedi e mosse il primo passo. Così, davanti alla palestra ad aspettare Giovanni ora non ci sono più soltanto i ragazzini con le loro  madri o i volontari.. Ormai vengono i medici, per chiedere consiglio, vengono quanti  vorrebbero far accettare il loro figlio, vengono in tanti perchè non costa nulla. E i risultati ci sono. 

Come si può fare il volontario nella civiltà del benessere? "Semplice ‑ ci risponde – il benessere è una sedia a dondolo che fa tanto baccano e non ti porta da nessuna parte. Siamo pieni di "lo e mio", per questo non c'è posto per gli altri. Ma con lo sport ho imparato prima di tutto a cadere, a soffrire e anche a perdere. Così non ho paura a lottare. E poi con questi ragazzi mi diverto". 

E ride infatti, Notarnicola, con la sua voce grossa e le sue mani da atleta. Nonostante che "da maggio dovrà lasciare questa palestra perchè l'affitto è diventato insopportabile. Vedremo. lo non faccio pagare le famiglie, questo è chiaro. Perchè altrimenti non ha più senso nulla." 

E' questo il senso del volontariato? "Guarda ‑ risponde ‑ la più grossa infamia inventata dal burocrati è questa. Un bambino down arriva col pulmino davanti alla sua scuola, Il portello si apre, e nello stesso  istante  il bidello apre la porta della scuola. Tutto sembra perfetto. Ma nessuno, dico nessuno, aiuta il bambino ad attraversare il marciapiede ad arrivare fino dal  bidello. Quei dieci metri non sono stati previsti nel mansionario. Né i sindacati, né le USL, né i ministeri hanno previsto quel tipo di impegno. Come può essere civile uno stato come questo? E come potrà mai fare a meno dei volontari? .