A.N.I.M.A.

 

 

ALESSANDRO PEGORARO

 

 

CURRICULUM VITAE

 

Nato a Firenze, ho conseguito il diploma di maturità in “Tecnico delle Industrie Elettriche ed Elettroniche”. Dopo aver lavorato per 10 anni presso le Officine Galileo come addetto alla conduzione e manutenzione hardware e software degli impianti di condizionamento, ho lasciato questa attività per dedicarmi interamente e non più parzialmente allo studio dell’arte canora: infatti, da alcuni anni, sono cantante lirico professionista (registro vocale, tenore). In precedenza ho studiato 6 anni pianoforte presso una scuola di musica.
Contemporaneamente al cambio di attività sopra citato, sono entrato a far parte dell’associazione A.N.I.M.A. ONLUS come volontario e come membro del direttivo e del comitato scientifico. Da qui ho partecipato ai seguenti corsi: 

- Corso di Formazione per l’approccio motorio e sportivo di soggetti con disabilità, organizzato dal Comitato Provinciale dell’Associazione Italiana Cultura Sport (AICS) e dalla Commissione Sport del Consiglio del Quartiere 4 del Comune di Firenze.

- Corso di Specializzazione per l’approccio motorio e sportivo di soggetti con disabilità organizzato dal Comitato Provinciale A.I.C.S. e dalla Commissione Sport del Consiglio del Quartiere 4 del Comune di Firenze.


Esperienze sportive

 

-          2 anni di Judo a livello agonistico

-          20 anni di calcio a livello agonistico nelle categorie dilettanti

 

Il mio arrivo all’ A.N.I.M.A. 

Hai presente quando guardi all’orizzonte con un cannocchiale cercando di inquadrare un obbiettivo ben preciso? Se sei abbastanza bravo, all’inizio riuscirai ad inquadrare il tuo obbiettivo…ma sarà sfuocato; ma siccome tu sai che ciò che cerchi l’hai sicuramente inquadrato ti adopererai al massimo per metterlo a fuoco  ruotando a destra o a sinistra tutti i congegni del cannocchiale. Una volta messo a fuoco ne contemplerai tutti i particolari entusiasta di ciò che vedi, ma poco meravigliato, perché già sapevi che avresti trovato quello che stavi cercando. 

La mia attenzione verso le persone con disabilità e nei confronti degli emarginati (quest’ultimi per timidezza e/o per colpe altrui) risale ai tempi in cui ho dei ricordi; la cosa curiosa è che se questa attenzione da parte mia veniva meno, era questo tipo di persone che mi si “presentava” davanti: insomma, qualcuno direbbe “Un segno del destino…!” (Probabilmente l’ attenzione per la gente messa in disparte dagli altri l’ho “ereditata” dai miei genitori i quali hanno sempre avuto un occhio di riguardo per questo genere di esseri umani).

Ovviamente tutto questo l’ho capito col passare degli anni…e lo sto capendo sempre di più adesso in quanto questo tipo di situazione mi capita anche adesso, e ciò mi gratifica molto…mi gratifica molto non tanto per il fatto che una persona cosiddetta disabile mi cerchi, ma perché una delle cose più belle che ci possono capitare è quella di avere la possibilità di aiutare una persona, abile o disabile che sia! 

Voglio precisare che a parer mio nessuno di noi è disabile…e nessuno di noi è abile. 

Di fondamentale importanza per la mia vita è stata l’amicizia con l’indimenticato e indimenticabile Federico e con i suoi genitori. Non solo per l’affetto che ci siamo scambiati in 25 anni di amicizia (ci siamo conosciuti da bambini), ma per la “lezione” che loro tre indirettamente mi hanno impartito: Federico era affetto da distrofia muscolare, ma i suoi genitori (pur soffrendo) non si sono mai impietositi, trattandolo in tutto e per tutto come qualunque altro bambino (e successivamente come uomo). E vi assicuro che Federico ha capito perfettamente che quella era la miglior terapia che ci potesse essere. Infatti, in 25 anni, non ho mai sentito da Federico neanche un lamento per i suoi problemi...nonostante fosse pienamente cosciente delle sue difficoltà! Inoltre non ho mai conosciuto una persona leale come lui…e lo era fino in fondo in tutto e per tutto, non perdeva mai di vista questo suo principio fondamentale. 

A mio giudizio l’umanità, fino adesso, ha commesso una grave INGENUITA’ : QUELLA DI AUTOETICHETTARSI!...

Mi spiego meglio: ogni persona (eccetto rari casi) ha bisogno di “etichettare” ogni suo simile per il semplice fatto che altrimenti non saprebbe collocarlo all’interno della sua psiche, dimenticando che a questo scopo sono stati appositamente inventati i nomi propri…e addirittura i cognomi! Spesso, fortunatamente, questa tendenza erronea svanisce frequentando la persona stessa. Quando, cioè, si arriva a dimenticare che si tratta di un idraulico, un autista, una segretaria, uno spastico, un down, ecc., e la si identifica l’uomo con il suo nome di battesimo: Mario, Marco, Paola, Elisabetta, Elena, ecc. E’ solo a questo punto che capiamo che dietro ad un NOME PROPRIO c’è un mondo intero…IL MONDO DI QUELLA PERSONA…IL MONDO DI OGNUNO DI NOI!

Questo fenomeno aumenta in maniera esponenziale quando una persona “normodotata” si avvicina  ad una persona con “disabilità”: se la prima è colpita al petto dal fatto che la seconda è (ad. esempio) in carrozzina perché non può camminare, beh…sappia che è affar suo! Mi permetto di avvisare il normodotato che si tratta di una faccenda che tocca la sua interiorità e non quella della persona in carrozzina che gli sta di fronte. E’ da qui che nasce il PIETISMO, cioè l’unico atteggiamento che non serve per il miglioramento psico-fisico dei due protagonisti sopra-citati, perché attraverso il PIETISMO non si instaurerà alcun tipo di empatia.

Per una progressione psico-fisica dei due individui, suggerisco al normodotato di essere almeno sommariamente a conoscenza del tipo di disabilità di chi gli sta di fronte, ma soprattutto esorto ad individuare col CUORE  e con la  MENTE chi abbiamo di fronte eliminando ogni tipo di INUTILE PIETISMO. Inoltre consiglio vivamente di  pretendere, anche egoisticamente, dalla persona con disabilità tutto quello che ci può dare: in questo modo tra i due avverrà uno scambio di energia vitale che va ben oltre la semplice terapia medica (utile ma non completa!) abbattendo, demolendo l’illusorio e inutile muro fra “NORMALITA" e “DISABILITA’ “. Ognuno di noi è “programmato” per questo, si tratta solo di ricercarlo dentro di noi; se inizialmente non riusciamo a non provare del PIETISMO per una persona con disabilità, sforziamoci di farlo almeno con la nostra mente…il resto verrà da se perché, come ho detto prima, il nostro animo sa benissimo che non c’è “DISABILITA’” e non c’è “NORMALITA’”: è tutto un unico blocco!

Le fatiche oggettive rimangono, così gli sconforti, ma secondo me un pensiero collettivo di questo genere porterebbe a grandi e impensabili conquiste. 

Concludendo: LA PERSONA CON DISABILITA’ NON SI SENTE DISABILE FINCHE’ NON ARRIVA QUALCUNO CHE PER MEZZO DEL PIETISMO GLI DICE O GLI FA CAPIRE CHE E’ DISABILE! 

Ed ecco che un bel giorno l’ aereoplano Alessandro atterra in un aeroporto molto speciale per lui: la palestra Izumo (e successivamente alla palestra ANIMA) all’interno della quale incontra il prof. Giovanni Notarnicola  ( che d’ora in poi chiamerò Giovanni perchè “professore”, per una persona come lui, è un diminutivo…). 

Ed ecco che finalmente, ruotando i meccanismi del mio cannocchiale, metto a fuoco il mio obbiettivo. Senza sapere che esistesse, stavo cercando proprio un posto come la palestra ANIMA. Un luogo dove c’è collaborazione ma non pietismo, indicazioni da parte degli operatori ma non solo arido addestramento, lotta alle fobie ancestrali ambientali e relazionali attraverso il gioco e non attraverso la costrizione ! ! ! Ma la cosa più affascinante di tutto questo è che, come dice Giovanni, con i suoi malati ha guarito tanti sani! Insomma, un luogo senza alcuna controindicazione, dove abili e disabili si aiutano a vicenda in maniera molto allegra, innalzando a vicenda il tono dell’umore. Infatti lo scopo principale di ANIMA è L’INNALZAMENTO DEL TONO DELL’UMORE DI OGNUNO DI NOI!

Tutto questo avviene tramite il gioco, attraverso le grandi intuizioni e conoscenze scientifiche di Giovanni che col suo esempio sul campo ci insegna come agire. 

Ai genitori con i quali ho modo di parlare dico sempre: “Fate un grande investimento per il futuro dei vostri figli normodotati: fateli stare fin da piccoli con coloro che hanno delle disabilità, magari in un ambiente con le modalità della nostra palestra!”. 

Voglio sottolineare che in un luogo come questo nascono “AMICIZIE  ONLUS” molto profonde e sincere, ma non voglio scendere in particolari, né fare nomi di persone a cui sono immensamente legato perchè per descrivere i “benefici” che traggo da esse…mi ci vorrebbe un’altra vita… 

Dall’esperienza che ho fatto, sto facendo e farò presso ANIMA, ho cominciato a seguire singolarmente alcune persone con disabilità comprendendo immediatamente di essere in grado di farlo, ma soprattutto che molte cose si apprendono via via che ci si relaziona con la singola persona: voglio ringraziare enormemente tutte queste persone (anche in questo caso potrei fare tanti nomi).

In particolare, però, ringrazio ANNA (la mia fidanzata) che fin dall’inizio di questa mia attività individuale, parallela ed in sintonia con quella della palestra ANIMA, mi ha sempre aiutato lasciandosi immediatamente coinvolgere senza alcuna esitazione!  

E così, dopo 7 anni di attività presso ANIMA, vado avanti…sapendo di dover imparare ancora tante cose…magari insegnandone anche qualcuna…