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Nato a Firenze, ho
conseguito il diploma di maturità in “Tecnico delle
Industrie Elettriche ed Elettroniche”. Dopo aver lavorato
per 10 anni presso le Officine Galileo come addetto alla
conduzione e manutenzione hardware e software degli impianti
di condizionamento, ho lasciato questa attività per
dedicarmi interamente e non più parzialmente allo studio
dell’arte canora: infatti, da alcuni anni,
sono cantante
lirico professionista (registro vocale, tenore). In
precedenza ho studiato 6 anni pianoforte presso una scuola
di musica.
Contemporaneamente al cambio di attività sopra citato, sono
entrato a far parte dell’associazione A.N.I.M.A. ONLUS come
volontario e come membro del direttivo e del comitato
scientifico. Da qui ho partecipato ai seguenti corsi:
- Corso di Formazione per
l’approccio motorio e sportivo di soggetti con disabilità,
organizzato dal Comitato Provinciale dell’Associazione
Italiana Cultura Sport (AICS) e dalla Commissione Sport del
Consiglio del Quartiere 4 del Comune di Firenze.
- Corso di
Specializzazione per l’approccio motorio e sportivo di
soggetti con disabilità organizzato dal Comitato Provinciale
A.I.C.S. e dalla Commissione Sport del Consiglio del
Quartiere 4 del Comune di Firenze.
Esperienze sportive
-
2 anni di Judo a livello agonistico
-
20 anni di calcio a livello agonistico nelle
categorie dilettanti
Il mio
arrivo all’ A.N.I.M.A.
Hai presente quando
guardi all’orizzonte con un cannocchiale cercando di
inquadrare un obbiettivo ben preciso? Se sei abbastanza
bravo, all’inizio riuscirai ad inquadrare il tuo
obbiettivo…ma sarà sfuocato; ma siccome tu sai che ciò che
cerchi l’hai sicuramente inquadrato ti adopererai al massimo
per metterlo a fuoco ruotando a destra o a sinistra tutti i
congegni del cannocchiale. Una volta messo a fuoco ne
contemplerai tutti i particolari entusiasta di ciò che vedi,
ma poco meravigliato, perché già sapevi che avresti trovato
quello che stavi cercando.
La mia attenzione verso
le persone con disabilità e nei confronti degli emarginati (quest’ultimi
per timidezza e/o per colpe altrui) risale ai tempi in cui
ho dei ricordi; la cosa curiosa è che se questa attenzione
da parte mia veniva meno, era questo tipo di persone che mi
si “presentava” davanti: insomma, qualcuno direbbe “Un segno
del destino…!” (Probabilmente l’ attenzione per la gente
messa in disparte dagli altri l’ho “ereditata” dai miei
genitori i quali hanno sempre avuto un occhio di riguardo
per questo genere di esseri umani).
Ovviamente tutto questo
l’ho capito col passare degli anni…e lo sto capendo sempre
di più adesso in quanto questo tipo di situazione mi capita
anche adesso, e ciò mi gratifica molto…mi gratifica molto
non tanto per il fatto che una persona cosiddetta disabile
mi cerchi, ma perché una delle cose più belle che ci possono
capitare è quella di avere la possibilità di aiutare una
persona, abile o disabile che sia!
Voglio precisare che a
parer mio nessuno di noi è disabile…e nessuno di noi è
abile.
Di fondamentale
importanza per la mia vita è stata l’amicizia con l’indimenticato
e indimenticabile Federico e con i suoi genitori. Non solo
per l’affetto che ci siamo scambiati in 25 anni di amicizia
(ci siamo conosciuti da bambini), ma per la “lezione” che
loro tre indirettamente mi hanno impartito: Federico era
affetto da distrofia muscolare, ma i suoi genitori (pur
soffrendo) non si sono mai impietositi, trattandolo in tutto
e per tutto come qualunque altro bambino (e successivamente
come uomo). E vi assicuro che Federico ha capito
perfettamente che quella era la miglior terapia che ci
potesse essere. Infatti, in 25 anni, non ho mai sentito da
Federico neanche un lamento per i suoi problemi...nonostante
fosse pienamente cosciente delle sue difficoltà! Inoltre non
ho mai conosciuto una persona leale come lui…e lo era fino
in fondo in tutto e per tutto, non perdeva mai di vista
questo suo principio fondamentale.
A mio giudizio l’umanità,
fino adesso, ha commesso una grave INGENUITA’ :
QUELLA DI AUTOETICHETTARSI!...
Mi spiego meglio: ogni
persona (eccetto rari casi) ha bisogno di “etichettare” ogni
suo simile per il semplice fatto che altrimenti non saprebbe
collocarlo all’interno della sua psiche, dimenticando che a
questo scopo sono stati appositamente inventati i nomi
propri…e addirittura i cognomi! Spesso, fortunatamente,
questa tendenza erronea svanisce frequentando la persona
stessa. Quando, cioè, si arriva a dimenticare che si tratta
di un idraulico, un autista, una segretaria, uno spastico,
un down, ecc., e la si identifica l’uomo con il suo nome di
battesimo: Mario, Marco, Paola, Elisabetta, Elena, ecc. E’
solo a questo punto che capiamo che dietro ad un NOME
PROPRIO c’è un mondo intero…IL MONDO DI QUELLA PERSONA…IL
MONDO DI OGNUNO DI NOI!
Questo fenomeno aumenta
in maniera esponenziale quando una persona “normodotata” si
avvicina ad una persona con “disabilità”: se la prima è
colpita al petto dal fatto che la seconda è (ad. esempio) in
carrozzina perché non può camminare, beh…sappia che è affar
suo! Mi permetto di avvisare il normodotato che si tratta di
una faccenda che tocca la sua interiorità e non quella della
persona in carrozzina che gli sta di fronte. E’ da qui che
nasce il PIETISMO, cioè l’unico atteggiamento che non serve
per il miglioramento psico-fisico dei due protagonisti
sopra-citati, perché attraverso il PIETISMO non si
instaurerà alcun tipo di empatia.
Per una progressione
psico-fisica dei due individui, suggerisco al normodotato di
essere almeno sommariamente a conoscenza del tipo di
disabilità di chi gli sta di fronte, ma soprattutto esorto
ad individuare col CUORE e con la MENTE chi abbiamo di
fronte eliminando ogni tipo di INUTILE PIETISMO. Inoltre
consiglio vivamente di pretendere, anche egoisticamente,
dalla persona con disabilità tutto quello che ci può dare:
in questo modo tra i due avverrà uno scambio di energia
vitale che va ben oltre la semplice terapia medica (utile ma
non completa!) abbattendo, demolendo l’illusorio e inutile
muro fra “NORMALITA" e “DISABILITA’ “. Ognuno di noi è
“programmato” per questo, si tratta solo di ricercarlo
dentro di noi; se inizialmente non riusciamo a non provare
del PIETISMO per una persona con disabilità, sforziamoci di
farlo almeno con la nostra mente…il resto verrà da se
perché, come ho detto prima, il nostro animo sa benissimo
che non c’è “DISABILITA’” e non c’è “NORMALITA’”: è tutto un
unico blocco!
Le fatiche oggettive
rimangono, così gli sconforti, ma secondo me un pensiero
collettivo di questo genere porterebbe a grandi e
impensabili conquiste.
Concludendo: LA PERSONA
CON DISABILITA’ NON SI SENTE DISABILE FINCHE’ NON ARRIVA
QUALCUNO CHE PER MEZZO DEL PIETISMO GLI DICE O GLI FA CAPIRE
CHE E’ DISABILE!
Ed ecco che un bel giorno
l’ aereoplano Alessandro atterra in un aeroporto molto
speciale per lui: la palestra Izumo (e successivamente alla
palestra ANIMA) all’interno della quale incontra il prof.
Giovanni Notarnicola ( che d’ora in poi chiamerò Giovanni
perchè “professore”, per una persona come lui, è un
diminutivo…).
Ed ecco che finalmente,
ruotando i meccanismi del mio cannocchiale, metto a fuoco il
mio obbiettivo. Senza sapere che esistesse, stavo cercando
proprio un posto come la palestra ANIMA. Un luogo dove c’è
collaborazione ma non pietismo, indicazioni da parte degli
operatori ma non solo arido addestramento, lotta alle fobie
ancestrali ambientali e relazionali attraverso il gioco e
non attraverso la costrizione ! ! ! Ma la cosa più
affascinante di tutto questo è che, come dice Giovanni, con
i suoi malati ha guarito tanti sani! Insomma, un luogo senza
alcuna controindicazione, dove abili e disabili si aiutano a
vicenda in maniera molto allegra, innalzando a vicenda il
tono dell’umore. Infatti lo scopo principale di ANIMA è
L’INNALZAMENTO DEL TONO DELL’UMORE DI OGNUNO DI NOI!
Tutto questo avviene
tramite il gioco, attraverso le grandi intuizioni e
conoscenze scientifiche di Giovanni che col suo esempio sul
campo ci insegna come agire.
Ai genitori con i quali
ho modo di parlare dico sempre: “Fate un grande investimento
per il futuro dei vostri figli normodotati: fateli stare fin
da piccoli con coloro che hanno delle disabilità, magari in
un ambiente con le modalità della nostra palestra!”.
Voglio sottolineare che
in un luogo come questo nascono “AMICIZIE ONLUS” molto
profonde e sincere, ma non voglio scendere in particolari,
né fare nomi di persone a cui sono immensamente legato
perchè per descrivere i “benefici” che traggo da esse…mi ci
vorrebbe un’altra vita…
Dall’esperienza che ho
fatto, sto facendo e farò presso ANIMA, ho cominciato a
seguire singolarmente alcune persone con disabilità
comprendendo immediatamente di essere in grado di farlo, ma
soprattutto che molte cose si apprendono via via che ci si
relaziona con la singola persona: voglio ringraziare
enormemente tutte queste persone (anche in questo caso
potrei fare tanti nomi).
In particolare, però,
ringrazio ANNA (la mia fidanzata) che fin dall’inizio di
questa mia attività individuale, parallela ed in sintonia
con quella della palestra ANIMA, mi ha sempre aiutato
lasciandosi immediatamente coinvolgere senza alcuna
esitazione!
E così, dopo 7 anni di
attività presso ANIMA, vado avanti…sapendo di dover imparare
ancora tante cose…magari insegnandone anche qualcuna… |