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Non esiste persona che
non porti con sé, dalla nascita, basilari informazioni utili
per condurre la propria vita di relazione (riflessi
perinatali compresi). Le informazioni provengono dal già
vissuto di coloro che ci hanno preceduti: due genitori,
quattro nonni ecc.; un milione di persone a partire solo
dal 1400 ad oggi.
Questa nutrita,
fruibile eredità che chiameremo intelligenza della specie,
si è andata formando fin dai primordi ed il suo recupero non
si può limitare certo solo agli aspetti somatici; essa si
estende alla misura delle sensazioni, traducibili in atti
concreti assistiti dalle recuperabili esperienza che ci
giungono dalla notte dei tempi, dall’”IO” storico della
progenie che è contemporaneamente contenente e contenuto,
identità ed appartenenza, motivazione e conoscenza.
Recuperare
l’intelligenza della specie significa saper attivare nel
comportamento attuale moniti, inviti, divieti e
conoscenze.
Con il recupero della INTELLIGENZA DELLA SPECIE ogni offerta didattica elargita
al soggetto diventa cultura e quindi capace di
ulteriori elaborazioni; senza questo recupero essa rimane
purtroppo un assai riduttivo addestramento, incapace
di produrre ulteriori modelli.
Per recuperare
l’intelligenza della specie nella sua totalità ogni nuovo
nato, appena possibile, dovrebbe poter giocare insieme ad un
gruppo di bimbi, eterogeneo per sesso ed età, in ambiente
naturale o ad imitazione del naturale, sperimentando il
coraggio-paura nell’incontro-scontro morfo-ambientale
dell’arrampicarsi, del derampicare, correre, spingere e
tirare, nascondersi, sollevare, portare ecc., in libera
espressione, cioè colo occasionalmente e marginalmente
orientati dall’intervento degli adulti.
Diceva Ghandi che per
educare un bambino ci vuole un villaggio, poiché la cultura
della collettività non si può insegnare, si deve respirare.
La paura della
predazione (da parte di animali o nemici), ad esempio, ha
sviluppato in tutto il mondo, tre giochi tipici
dell’infanzia: acchiappino, nascondino e lotta (che poi sono
le stesse dinamiche agite in chiave ludica dai cuccioli dei
mammiferi superiori).
Ma ben altre paure
potrebbero compromettere l’accrescimento e la maturazione
(quindi l’indipendenza) di un determinato soggetto, ad
esempio la paura del vuoto, del buio, dell’affidamento del
proprio corpo ecc. superabili con i relativi giochi.
Queste paure sono,
decisamente, ancestrali, ambientali, ma se non
vengono superate lasciano irrisolte anche quelle ancestrali
relazionali, come la paura della malattia, del non
conosciuto, quella di non comprendere o di non essere
compreso, paura di assumere responsabilità, e così via; fino
ad oggi non è stata mai presa in seria considerazione la
devastante presenza delle paure, capaci di diaboliche
interdizioni alla vita di relazione di un soggetto in età
evolutiva.
Esse, vissute a valori
significativi, bloccano l’evoluzione motoria, spesso anche
quella del linguaggio e dell’espressione grafica aumentando
ansia e rigidità somatica.
In conseguenza di ciò
si attiva un severo stato vigile con dispendio energetico
per “reazioni di prestanza”e conseguente ripristino, con
ampie pause dovute alla impossibilità di concentrarsi sugli
eventi del circostante.
Oltre ai soggetti
totalmente abili, anche quelli con disabilità possono ben
fruire del metodo che scaturisce dagli argomenti ora
trattati, apprendendo il tutto per ambiente, modello e
motivazione.
Si tratta in buona
sostanza di favorire l’apprendimento “inconsapevole”.
Questo metodo, messo a
punto in trenta anni di ricerca, ha dimostrato che i
soggetti trattati possono essere stati danneggiati in tutti
i settori ma non nella possibilità di recuperare
l’intelligenza della specie. L’ambientalismo attivo,
metodo ampiamente collaudato, riporta le fobie ancestrali
ambientali alle percentuali di sicurezza (dovute
all’antinfortunistica) favorendo l’apertura al superamento
delle fobie ancestrali relazionali tramite il
coordinamento orientamenti naturali attività motorie
ortofreniche, reintegranti, emancipanti (c.o.n.
a.m.o.r.e.).
I corsi di
ambientalismo attivo per soggetti con disabilità saranno
tenuti in volontariato presso la Palestra del Viale De
Amicis sotto la direzione del Presidente del Comitato
Tecnico-Scientifico di ANIMA Prof. Giovanni Notarnicola, del
Prof. Renzo Lazzeri e del Dott. Fino Fini.
I corsi non si limitano
ad aiutare esclusivamente soggetti con disabilità, ma si
rivolgono anche alle piccole improprietà del carattere,
quali: i dubbi del sé, la lentezza nelle applicazioni
pratiche, le reazioni ocnofile (soggetti dediti a non
mostrarsi), oppure le reazioni filopate (soggetti dediti
alla azione rischiosa) o più semplicemente soggetti con
scarse capacità relazionali. |